lunedì 4 gennaio 2010

Abstract Progetto Zahir




ZAHIR

“COSTRUIAMO INSIEME UN MEDITERRANEO DI PACE”



L’Associazione Medi-Azioni è nata nel 2009 con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una cittadinanza mediterranea fondata sui valori della pace e del rispetto dei diritti umani.
Medi-Azioni, con questo progetto, intende costituire una Rete tra tutti i cittadini del Salento che, individualmente o attraverso enti pubblici e privati, si impegnano o desiderano impegnarsi per promuovere i diritti umani come strumento di dialogo e comunicazione sociale tra tutti i popoli del mondo, con particolare riferimento a quelli che abitano “il mare tra le terre”.
Zahir
nasce dalla consapevolezza che l’emersione dal basso di una percezione positiva verso la cooperazione e il dialogo tra i popoli del bacino mediterraneo richiede che gli attori locali siano coinvolti in azioni capaci di promuovere e moltiplicare gli spazi di socialità e gli strumenti di partecipazione alla vita democratica, evidenziando i vantaggi e le straordinarie potenzialità di un partenariato tra cittadini basato sul comune obiettivo della tutela dei diritti umani a livello locale, regionale e globale.



PREMESSE GENERALI DEL PROGETTO


Il Documento strategico della Regione Puglia per il periodo di programmazione comunitaria 2007-2013 ha descritto, nelle sue premesse, una Puglia in crescente difficoltà in termini economici e sociali: il trend positivo registrato nei dieci anni precedenti, quelli successivi alla Caduta del Muro di Berlino, si è progressivamente eroso.
I mutamenti dello scenario globale verificatisi nei primi anni del nuovo secolo, con l’emergere di un contesto economico internazionale maggiormente competitivo, soprattutto nei settori strategici per il nostro Paese, hanno fortemente penalizzato il sistema economico italiano nel suo complesso, ma ancora di più le Regioni del Mezzogiorno, tra le quali la Puglia.
In ragione di queste evidenze, la Regione Puglia ha elaborato un Piano Strategico dotato di obiettivi chiari e coraggiosi, che intende sfruttare pienamente l’occasione offerta dalla nuova programmazione comunitaria 2007-2013, la quale per la prima volta ha una chiara dimensione geopolitica “mediterranea” che favorisce, almeno sul piano potenziale, la Puglia: tale dimensione, è espressa in tutta evidenza dalla elaborazione di uno strumento di cooperazione esterna con gli Stati confinanti (per dirla con Halford Mackinder, la nostra “mezzaluna interna”), l’ENPI, che intende creare una vasta area di stabilità, pace e sviluppo lungo le frontiere dell’Unione, coinvolgendo tanto i Paesi del Vicino Oriente e del Caucaso Meridionale rimasti fuori dal processo di allargamento, tanto quanto i Paesi del Maghreb e del Mashreq. All’ENPI, nel quadro generale dello sviluppo di una vasta area euromediterranea di pace e stabilità, si associa anche l’IPA, strumento finanziario rivolto ai Paesi candidati o potenziali candidati all’ingresso nell’Unione Europea: si tratta di un processo che interessa soprattutto gli Stati balcanici, che rappresentano, da sempre, per la Puglia, uno spazio imprescindibile per lo scambio di merci, idee, culture e tradizioni.
Nella visione strategica della Regione Puglia, in accordo con il Quadro Strategico Nazionale e con le politiche di più ampio respiro elaborate dall’Unione Europea, il recupero del Mediterraneo è una delle chiavi di volta per avviare un nuovo processo di sviluppo stabile, sostenibile ed equilibrato, capace di tirare fuori la Puglia dalle secche della stagnazione.
E’ sulla scacchiera regionale euro-mediterranea che la Puglia giocherà la sua partita più importante per lo sviluppo: un’area che comprende 32 Paesi e vedrà un impegno finanziario da parte degli Stati coinvolti e delle Istituzioni Comunitarie per quasi 100 miliardi di euro da qui al 2013.
Per questo la Regione Puglia ha pieno interesse a sviluppare e sostenere i processi di cooperazione internazionale con i Paesi dello spazio euromediterraneo, soprattutto “nei campi della ricerca, dell’innovazione tecnologica, del turismo, dello sviluppo sostenibile, dello sviluppo urbano, della cultura…”, indirizzando e incoraggiando gli sforzi e le progettualità di autorità locali, università, centri di ricerca, società civile, mondo dell’imprenditoria.
A tal fine la Regione Puglia, consapevole che “difficilmente gli strumenti riescono a introdurre discontinuità nelle storie locali e nei comportamenti degli attori, a meno che tali strumenti non siano in grado di far emergere dal basso una diversa intenzionalità nei confronti del proprio territorio e una forte apertura all’esterno degli attori locali”, ritiene necessario elaborare strategie che assicurino un approccio più aperto verso la cooperazione internazionale e maggiormente consapevole dell’importanza strategica del dialogo tra i popoli dello spazio euromediterraneo.
L’emersione dal basso di una forte volontà di cooperazione con i popoli che abitano il bacino del mediterraneo può consentire alla Puglia di sfruttare a pieno le opportunità offerte dalla nuova programmazione comunitaria per il periodo 2007-2013, con particolare riferimento al programma di cooperazione transfrontaliera ENPI-CBC Bacino del Mediterraneo, del quale la Puglia ha assunto la responsabilità della Presidenza del Comitato Nazionale.
L’ENPI, così come l’IPA, rappresenta un programma di cooperazione elaborato per tradurre il mainstream del Processo di Lisbona, quello di fare dell’Europa l’economia e la società più competitiva del globo, in progettualità concrete: è, quindi, un programma dall’alto valore strategico.
Affinché l’ENPI e l’IPA realizzino i loro obiettivi è necessario che essi si presentino come nuovi e “coinvolgenti” strumenti per una nascente Cittadinanza Euromediterranea; in questo processo la Puglia deve recitare una parte da protagonista, valorizzando al massimo le sue potenzialità e la sua vantaggiosa posizione geopolitica di terra di mediazione tra il contesto continentale europeo e la sponda meridionale del mediterraneo.
La percezione diffusa del dialogo euromediterraneo come “diritto di cittadinanza” e come risorsa socio-economica potrà avere una duplice ricaduta positiva sul territorio: innanzitutto, l’innescarsi di un processo di valorizzazione dell’appartenenza allo spazio mediterraneo potrà “riempire” di nuovo significato anche la nostra doppia cittadinanza italiana ed europea, che soffrono da tempo di una patologica forma di svalutazione politica e sociale.
In un momento storico nel quale la cittadinanza europea affianca le cittadinanze nazionali, si rischia infatti al tempo stesso la rescissione dei patti storici tra cittadini (generazionali, costituzionali, politici, economici) a causa di una sempre più scarsa capacità di percepire l’importanza, il valore e le potenzialità del dialogo sociale e della partecipazione alla vita democratica.
Dal regime della doppia cittadinanza si può pericolosamente passare ad una condizione strisciante di contro – cittadinanza, nella quale il cittadino deprime il significato della cittadinanza, disprezzandone i diritti e le prerogative, e sgravandosi, per reazione, dai suoi doveri (quali il rispetto per la legalità, per i diritti degli altri, la solidarietà verso i più deboli).
In una società come la nostra, post – industriale e post – ideologica, che ha i tratti isterici della anomicità, il contro – cittadino rischia di fare implodere le nostre comunità basate su un delicatissimo equilibrio sociale e generazionale.
Questo progetto vuole restituire la pienezza della cittadinanza ai tanti cittadini che hanno perso o non hanno mai potuto assaporare il gusto forte dell’appartenenza ad un progetto, ad un’idea o a una comunità. Questo progetto intende costruire una Comunità Euromediterranea che ascolta e non respinge; che affilia e non esclude; che rifiorisce e non si rassegna ad un ingiusto crepuscolo sociale e culturale; e che recuperi la freschezza dei giovani salentini alla causa, vitale per l’Italia, ma in particolar modo per la Puglia, della costruzione di un’identità Euro – Mediterranea indispensabile per un mondo che sappia finalmente “stare in pace”.
Nell’era dello scontro di civiltà, prospettiva geoculturale dello studioso americano Samuel Huntington, il Mediterraneo rappresenta una sfida regionale con effetti globali, ma anche locali. Il Mediterraneo è un laboratorio liquido in cui si confrontano culture, religioni e tradizioni diverse che sempre più spesso si trovano a “coabitare” spazi e a “condividere” flussi. Il mare che ci bagna è la vera, grande chiave di volta per evitare di non “riconoscerci” più, dimenticando le nostre tradizioni e prendendo la pericolosa china della chiusura culturale verso tutti i “loro” che formano il nostro “noi”. Obiettivo di questo progetto è recuperare il nostro territorio al grande sogno di un’unica, grande Piazza Mediterranea.
Il coinvolgimento della società civile nella costruzione di un’area euromediterranea di pace, di stabilità e di sviluppo garantirà quella “nuova linfa vitale” necessaria all’Italia e, nello specifico, alla Puglia, per compiere uno scatto in avanti sul piano della competitività progettuale in funzione dei finanziamenti europei alla cooperazione internazionale.
In passato l’Italia e in particolare il Mezzogiorno hanno spesso dimostrato una scarsa propensione a realizzare progetti vincenti nel campo della cooperazione internazionale: il recente Rapporto del Censis dal titolo “L’EUROPA: UNA SFIDA CONTINUA: RAPPORTO SULL'UTILIZZO DEI FINANZIAMENTI TEMATICI COMUNITARI 2002-2006 IN ITALIA” ha, infatti evidenziato un quadro che denota dei notevoli deficit qualitativi dei progetti italiani presentati per il finanziamento presso le Istituzioni Comunitarie, specie in settori strategici come quello della cooperazione con i Paesi Terzi. A questo proposito il Censis segnala che sebbene l’Italia sia uno dei primi contribuenti dell’Unione Europea, essa non è uno tra primi beneficiari dei fondi che questa mette a disposizione nello specifico settore della cooperazione internazionale. Il bilancio che riguarda il volume di contributi ottenuti attraverso la cooperazione è chiaramente negativo e l’Italia evidenzia una tendenza a cogliere opportunità economiche dai volumi ridotti, collocandosi dietro a Paesi dalla struttura economica similare, come Gran Bretagna, Germania, Francia. Questo si verifica in quanto i ratei di successo dei progetti italiani sono spesso insufficienti: ad esempio nel programma ED, rivolto ad azioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, il rateo di successo italiano è del 16,4%. Nel programma PVD (Action of Development in Favour of Developing Countries) che finanzia azioni nei paesi in via di sviluppo, l’Italia ha un rateo di successo dell’8,8%. La distribuzione geografica dei partecipanti, poi, evidenzia un quadro disomogeneo rispetto alla cooperazione in Italia:la maggior parte delle candidature e dei progetti approvati proviene, infatti, dalle Regioni del Centro - Nord.
Le Regioni del Mezzogiorno scontano ancora una volta uno svantaggio in termini di organizzazione e sviluppo di reti di relazioni e competenze che si traduce in un enorme perdita di risorse e, quindi, potenzialità.
La Provincia di Lecce conferma, complessivamente, la difficoltà dei territori meridionali a proporsi come “nodi” della Cooperazione territoriale: il Rapporto sulla Cooperazione Decentrata delle Province Italiane, realizzato da TECLA e dal CESPI nel 2005, ha evidenziato una quadro secondo il quale la Provincia di Lecce, pur dotata di un ottimo e dinamico Ufficio per le Politiche Comunitarie, che nel corso degli anni ha realizzato numerosi progetti di Cooperazione, soprattutto sfruttando i Fondi INTERREG, non riesce a fare da traino l’intero territorio salentino, che rimane “lontano”, marginale e marginalizzato, rispetto ai processi di cooperazione internazionale. Il Rapporto TECLA- CESPI sottolinea che “…per quanto riguarda i Comuni, la Provincia cerca di coinvolgerli nei progetti di cooperazione con Amministrazioni Locali dei Paesi terzi; La Provincia è…chiamata ad esercitare un ruolo di stimolo, dal momento che nella maggior parte dei 100 Comuni del territorio non è presente una particolare sensibilità verso i temi della cooperazione e delle relazioni internazionali.”.
Lo scarso coinvolgimento del territorio salentino nei progetti di cooperazione internazionale è confermata anche dai dati del Rapporto PORE (Progetto Opportunità delle Regioni in Europa) denominato “Le risorse comunitarie a gestione diretta nell’Europa delle Regioni”, il quale evidenzia che, nell’ambito dei progetti di cooperazione culturale approvati attraverso lo specifico programma europeo “Cultura 2000”, nella Provincia di Lecce emerge un “effetto capoluogo” (ovvero l’attrazione del maggior numero di progetti approvati nell’ambito di un territorio da parte del suo Capoluogo) molto pronunciato: il Comune di Lecce, infatti, ha gestito la quasi totalità dei progetti approvati nella Provincia (sei, per la precisione), senza che questi progetti abbiano comportato un collegamento in rete con le altre realtà del territorio salentino.
Il rapporto TECLA-CESPI sottolinea, inoltre, lo scarso raccordo tra le Istituzioni Pubbliche e le Organizzazioni private al fine di uno sviluppo di progettualità condivise nel campo della Cooperazione Internazionale: nello specifico le associazioni di imprese, le Camere di Commercio, le Fondazioni, rimangono “slegate” rispetto al resto del territorio, non offrendosi come necessario punto di riferimento per la costruzione e lo sviluppo delle relazioni internazionali del Salento.
Anche il mondo associativo denota una scarsa predisposizione verso le attività e le relazioni internazionali: il Rapporto TECLA – CESPI sottolinea che “…il tessuto leccese non appare particolarmente dinamico in materia di cooperazione..”: nello specifico, il Rapporto segnala l’esistenza di una solo esperienza significativa e non estemporanea di associazione impegnata in progetti di cooperazione internazionale.
Lo scarso dinamismo del territorio e degli Enti Locali della Provincia di Lecce nello sviluppo delle Relazioni Internazionali ha provocato un effetto di “trickle-down” (sgocciolamento) negativo sulla società salentina, che ha interessato persino gli strati più giovani della popolazione: essi hanno così maturato una percezione negativa rispetto ai rapporti internazionali e con gli stranieri e una spiccata indifferenza rispetto al progetto complessivo dell’Europa Unita e dei valori di cui si fa portatrice.
Tale dato emerge con chiarezza da un’indagine conoscitiva condotta dall’Istituto Comprensivo “G. Pascoli” di San Donato e dall’Istituto “L. Da Vinci” di Cavallino nell’ambito del Progetto di Educazione alla Cittadinanza Europea denominato “La Città dei Diritti Umani” su un campione di 181 studenti delle classi prime, seconde e terze (età media compresa tra gli 11 e i 14 anni) della Scuola Secondaria Inferiore: le risposte alle domande poste dal test hanno denotato, secondo la Relazione Finale prodotta, “…carenze non tanto di conoscenza dell’Europa, quanto di “sentimenti” e “percezioni” ad essa legate: risposte quasi sempre anonime, “incolori e insapori”, gelatinose nella loro inconsistenza, a conferma di quanto l’Europa debba ancora fare per conquistarsi un posto nei cuori e nelle menti degli europei, a cominciare dai più giovani. L’Europa viene descritta dal 65% degli intervistati come un astratto contesto geografico-politico, lontano e indeterminato, del tutto “estraneo” alla propria identità; a questo dato si deve aggiungere un 4% degli intervistati che non ha fornito nessuna risposta e un altro 4% che ha risposto con affermazioni prive di senso. Solo il 27% degli intervistati ha, invece, fornito risposte che hanno espresso un senso di appartenenza alla “dimensione europea”. A ciò si aggiunga che “un intervistato su tre, alla domanda “Di cosa hai più paura?”, ha risposto indicando gli stranieri e le persone che presentano una diversità di tipo religioso o culturale”.
La marginalizzazione della società e del territorio salentino dai processi di cooperazione internazionale sono causati da una scarsa attività di informazione sul territorio rispetto alle politiche dell’Unione Europea in merito alla tutela e allo sviluppo dei diritti umani e da un’altrettanto scarsa predisposizione di mezzi e competenze in grado di mettere in rete pubblico e privato, Istituzioni e società civile al fine di elaborare idee progettuali condivise in grado di “legare” in modo maggiormente significativo il Salento alla “realtà euro-mediterranea” cui appartiene. Nella Provincia di Lecce, infatti, se si eccettua il già citato Ufficio Provinciale per le Politiche Comunitarie, non esistono uffici pubblici o società private di carattere professionale in grado di fungere da pungolo, promotore o supporto/consulenza per iniziative e progettualità di carattere europeo o internazionale, specie quelle che coinvolgono maggiormente la società civile, come gli scambi culturali, la promozione degli incontri tra i cittadini, la condivisione e l’ampliamento delle libertà e degli spazi democratici. Quanto alle attività di informazione, esse sono frammentarie e di scarsa diffusione: per quanto riguarda il contesto internazionale, non esistono siti, testate giornalistiche, fondazione o società impegnate in maniera specifica su tali questioni; riguardo invece alle politiche europee, i sei Info-Point Europa della Provincia di Lecce, se si eccettua quello “capofila” del Comune di Casarano, non hanno predisposto un servizio di newsletter o un sito internet di informazione, né hanno realizzato delle pubblicazioni di informazione o promozione delle politiche dell’Unione Europea focalizzate sulle esigenza del territorio salentino. Gli Info-Point, inoltre, non sono gestiti da staff esclusivamente impegnati nelle attività di informazione e promozione delle politiche comunitarie, ma da persone impiegate in molteplici e differenti mansioni, quali il servizio di Biblioteca, il Centro Informagiovani, o il Servizio Rapporti con il Cittadino: ciò provoca una dispersione delle risorse umane che penalizza le attività degli Info-Point, che quasi sempre divengono attività di corollario per chi svolge attività di servizio, come quelle precedentemente evidenziate, di maggiore impatto diretto sulla popolazione.
Un tale contesto rischia di disperdere l’enorme “patrimonio umano e culturale” del territorio salentino possiede e mortificare la naturale propensione della sua società (specie dei suoi elementi più giovani e preparati ) verso le relazioni con i Paesi stranieri e i loro cittadini.



OBIETTIVI GENERALI E SPECIFICI DEL PROGETTO Zahir


si propone di creare un’Agenzia che metta in rete i cittadini dello spazio mediterraneo attivi nella promozione, tutela e sviluppo dei diritti umani, valorizzando come elemento collante e strumento di conoscenza le esperienze di studio, lavoro e impegno civile maturate dai giovani salentini nei settori citati. La rete sarà costruita attraverso degli incontri ciclici a tema dove i cittadini potranno elaborare e sostenere idee, proposte progettuali, dichiarazioni di principi, proposte di leggi, esperienze di democrazia diretta.
Gli obiettivi specifici saranno:
• Creazione di una “Banca Dati” di giovani salentini impegnati per i diritti umani. Tale banca dati sarà creata attraverso un’apposita campagna di sensibilizzazione e di pubblicizzazione dell’iniziativa svolta in collaborazione con i partner progettuali. La Banca dati, contenente i profili (dati anagrafici, esperienze, competenze, attuale occupazione…) di tutti i giovani salentini con “esperienze di pace”, sarà messa in rete a disposizione degli utenti e della costituenda rete di Cittadini.
• Creazione di una Rete di cittadinanza mediterranea attiva e partecipata per la promozione dei diritti umani. I gruppi di cittadini lavoreranno in prospettiva locale, europea e internazionale, fungendo da stimolo per le Istituzioni e gli Enti Locali e da strumento per la condivisione e la diffusione della conoscenza dei temi legati alla promozione dei diritti umani a livello regionale e globale.
• Diffusione dei risultati degli incontri attraverso l’organizzazione degli “Stati Generali dei Cittadini del Attivi per la Pace e i Diritti Umani”.

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